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NBA: Derrick Rose si opera oggi a Chicago, per lui la stagione potrebbe essere finita

Derrick Rose
Derrick Rose

Oggi Derrick Rose si opera a Chicago al menisco mediale del ginocchio destro. Facciamo chiarezza sui tempi di recupero; il dottor Brian Cole, lo stesso che nel maggio 2012 lo operò al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, a seconda delle condizioni in cui troverà il ginocchio deciderà insieme a Rose se optare per il “riattaccamento” del menisco (scelta che comporterà tempi di recupero molto più lunghi, 4-6 mesi, ma che in futuro darà più stabilità al ginocchio) oppure se otpare per un’intervento finalizzato ad un recupero in tempi più brevi. Tutto sembra andare in direzione della prima ipotesi che vorrebbe dire stagione finita per D. Rose. Vi terremo aggionati…

NBA: Chicago crolla a Los Angeles, Nets è crisi nera

Jared Dudley
Jared Dudley

Domenica con 5 partite in NBA. Al Barclays Center di Brooklyn i Nets perdono anche contro i Detroit Pistons 109-97. Per Brooklyn è fatale il terzo quarto chiuso con un parziale negativo di 34-15. Solo Joe Johnson tiene a galla i padroni di casa grazie alle bombe da 3 refertando 34 punti (12/18 dal campo 8/10 da 3 punti), 2 rimbalzi e 4 assist. Detroit risponde con i 27 punti di Stuckey (10/16 dal campo), 4 rimbalzi e 6 assist. Luigi Datome scalda ancora la panchina. Allo Staples Center di  Los Angeles giocano i Clippers contro i Chicago Bulls. Inutile dire che il 121-82 finale risente sia tecnicamente ma soprattutto psicologicamente dell’assenza di D. Rose ( oggi verrà operato al menisco) con il 25-9 del quarto parziale che parla da solo. I Clipplers tirano col 58% dal campo con Dudley che segna 21 punti (8/10 dal campo con 4/5 da 3), Redick 19 (8/11), Paul 16 punti con 17 assit, Griffin 15 punti con 12 rimbalzi, Collison 14, Jamison 11. All’ Amway Center di Orlando i Suns battono i Magic 104-96. Il vantaggio si sviluppa tutto nel primo quarto con gli altri tre quarti di gara chiusi sostanzialmente in parità. Il migliore dei Suns è Dragic con 23 punti, 13 assist e 1 rimbalzo. I Magic rispondono con i 20 punti e 10 rimbalzi di Vucevic e i 19 punti e 8 rimbalzi di Nicholson. Alla Chesapeake Energy Arena di Oklahoma City i Thunder vincono facile contro i derelitti Utah Jazz 95-73. Durant ne fa 19 con 9 rimbalzi e 2 assist, Ibaka 17 con 11 rimbalzi e 3 stoppate. Per i Jazz nessuno referta più di 10 punti. Allo Staples Center di Los Angeles,  poche ore dopo i Clippers, vanno in scena i Lakers che battono i Kings 100-86. Gasol fa 20 e 10 rimbalzi, Henry ne mette 21 e Hill fa una doppia doppia da 10 e 13 rimbalzi.

NBA STARS: La storia di LeBron James

LeBron James
LeBron James

LeBron James

LeBron Raymone James nato ad Akron il 30 dicembre 1984. Questo è il tipico start di una biografia, quella che in questa domenica 24 novembre 2013 non voglio scrivere (almeno non del tutto). Per captare al meglio gli aspetti principali di un personaggio tramite la sua storia, a mio parere, non si può prescindere dal contestualizzare l’ambiente in cui tutto ha luogo ed è per questo che inizierò a parlare di una città di nome Cleveland. Cleveland (Ohio) ha un nickname piuttosto inquietante:The Mistake by the Lake, ovvero “ L’errore sul lago” che non è il titolo di un film orror ma è un titolo attribuitogli dai giornali alla fine degli anni ’70 data la vicinanza al fiume Cuyahoga noto come “il fiume che ha preso fuoco” a causa dell’elevato tasso di inquinamento ambientale presente, tanto che l’intero tratto da Akron a Cleveland era privo di pesci. Se alla, diciamo così, “decadenza ambientale” si aggiungevano anche le tensioni razziali, economiche e sociali dell’epoca, Cleveland non era certo nota come la città preferita in cui la gente volesse andare ad abitare. Dentro tutto ciò, i fasti sportivi del passato (anni ’50-’60) erano svaniti e negli anni ’80 la franchigia di basket dei Cleveland Cavaliers era soprannominata “Cleveland Cadavers” e anche negli anni a venire avrebbe stazionato nelle parti basse delle classifiche. Bisogna partire da qui, quando da mamma Gloria, appena 16enne, e Papà “IGNOTO” viene alla luce LeBron, il futuro “PRESCELTO”. Del contesto sociale abbiamo accennato; Gloria sarà “costretta”, a causa delle difficoltà finanziarie e di altro genere, a lasciare il ragazzo nelle mani di Frankie Walker, l’allenatore di football della scuola, che lo accolse come un membro della sua famiglia. Già perchè LeBron sarebbe dovuto diventare un grande giocatore di football (era grosso e veloce) ma il destino volle che diventasse un giocatore di basket. Si iscrisse alla St. Vincent-St. Mary High School (scuola di quasi tutti bianchi) dove al primo anno vinse tutte le partite di basket giocate 27/27 e il secondo ne vinse 26/27. Ah, nel frattempo spopolava anche nel football ma alle semifinali (nel terzo anno di high school) si ruppe un polso e abbandonò la carriera da giocatore di football. Il terzo anno di liceo arrivò sulla copertina di Sport Illustrated (fu il primo giocatore a livello liceale). Durante il quarto anno di liceo diventò così determinante che la scuola stipulò un contratto con la time Warner per mostrare le sue partite in pay-per-view (cosa mai successa in una high school). Intanto la madre prendeva prestiti, che avevano come garanzia i futuri guadagni da professionista del figlio, allo scopo di regalargli un Hummer H2. Tra un regalo e l’altro arriva il momento della scelta al numero 1 al Draft 2003 (dai molti considerato uno dei Draft più ricchi di talento della storia della NBA). La franchigia fortunata è quella dei Cleveland Cavaliers. La storia e i vari record sono nei ricordi di tutti o quasi. James negli anni diventa il padrone della città, il “re” a cui tutto è permesso. La gente era James e James era la gente. A Cleveland la Nike costruisce un murales grande come un palazzo con la sua foto. Il titolo però non arriva e tra gli addetti ai lavori e i tifosi delle altre franchigie la voce che sia un “perdente di successo” e che non sia decisivo nei momenti “caldi” delle partite si fa sempre più diffusa. Niente di nuovo sotto i ponti , un certo Jordan c’era passato prima di lui. Saltiamo al 1 luglio 2010, una data importante perchè è la data della scadenza del contratto di James che lo legava a Cleveland. Jordan non scappò, lui invece si, e per di più con una tanto discussa “the Decision” in diretta tv su ESPN l’8 luglio 2010 dove pronunciò le fatidiche parole: “ Ho deciso di portare i miei talenti a South Beach e di unirmi ai Miami Heat” (senza che la dirigenza ne sapesse nulla). Trovo difficile spiegare a parole la reazione degli americani ma soprattutto della “sua gente” di quella Cleveland che l’aveva idolatrato fino a farlo diventare qualcosa di più di un idolo sportivo. Gli epiteti dispregiativi nei suoi confronti si precarono; lettere pubbliche e dichiarazioni al vetriolo del suddetto Jordan e di altri suoi ex colleghi peggiorarono una situazione già complicata. Intanto a Cleveland viene ammainato il poster della Nike. Il re ha tradito la fiducia. Il punto più basso di popolarità venne toccato quando dopo la presentazione all’American Airlines Arena LeBron disse: “ non due, non tre, non quattro” riferito ai titoli di campione NBA che avrebbe vinto con Miami. Il resto della storia la sapete… la graduale trasformazione di LeBron in tanti aspetti tecnici e caratteriali è sotto gli occhi di tutti, del resto sbagliando s’impara (come anche lui ha ammesso). Il 2014 sarà un’altro anno da segnare sul calendario perchè James andrà a scadenza di contratto. Il tempo si sa, fa sbollire la rabbia, fa dimenticare, mitiga i rancori e le voci che si rincorrono fanno sognare un finale degno della più emozionante delle favole….

David Bercigli

NBA: Vittorie esterne per Portland, Boston e Bobcats

LaMarcus Aldridge
LaMarcus Aldridge

Sono tre le vittorie esterne di stanotte in NBA. Sul parquet della Oracle Arena di Oakland i Portland Trail Blazers passano 113-101 contro i Golden State Warriors grazie ad un quarto periodo da 32-17. Per gli ospiti vola alto LaMarcus Aldridge con 30 punti, 21 rimbalzi, 3 assist, 3 recuperi e 3 stoppate ma è Wesley Matthews che sfiora quasi la perfezione con 23 punti (8/9 dal campo e 5/6 da 3), 3 rimbalzi e 2 assist; discreta prova anche per Lillard che referta 20 punti (solo 6/20 dal campo), 9 assist e 1 rimbalzo. Per Golden State rientra S. Curry che referta 22 punti (ma tira malino 8/21), 11 assist e 3 rimbalzi ma il migliore è decisamente Klay Thompson con all’attivo 30 punti (10/13 dal campo, 2/4 da 3 e 8/8 ai liberi), 1 assist,1 rimbalzo e 1 recupero. I Bobcats passano 96-72 a Milwaukee. I Bucks tirano con un modestissimo 35% dal campo con solo Middleton che si salva refertando 20 punti (8/13 dal campo). Per Charlotte il miglior realizzatore è Al Jefferson con 19 punti. Boston passa inaspettatamente ad Atlanta 94-87. I Celtics sotto di 10 punti alla fine del terzo quarto reagiscono e piazzano un perentorio parziale di 30-13 nell’ultimo quarto di gara. Boston porta tutto il quintetto iniziale in doppia cifra ma tutti sotto i 20 punti. Per gli Hawks il miglior realizzatore è Al Horford con 18 punti.

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